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Il Rimpatriota

irlanda.gifNon so se si possa considerare turismo e spero che nessuno se ne voglia... ma dove li mettiamo tutti gli studenti che sbarcano sull'isola i primi di agosto, destinazione Dublino, per imparare l'inglese in tre settimane ("a settembre mi comincia un master e mi richiedono un inglese fluente"... peccato che Dublino non sia Lourdes).
Mi sento in diritto di parlarne perché l'ho fatto anch'io, non me ne vergognavo (prima di farlo, s'intende) ma la tristezza di quelle rimpatriate all'insegna di battisti sulla piazzetta di Temple Bar... non ha prezzo!
Sì, perché noi italiani siamo fantastici: sempre ad ingiuriare il nostro paese quando siamo in patria, a scaricare interi posacenere sul ciglio del marciapiede perché "tanto è tutto un casino e io pago le tasse", a sognare di scappare per isole e città dove tutto funziona e la metro ti arriva fin sotto casa... e poi diventiamo nostalgici e nazionalisti appena ci rendiamo conto che l'integrazione costa fatica, fosse solo quella di studiare la grammatica!
In quelle tre settimane ho sentito spagnoli rimpiangere la loro "millenaria" Madrid (che prima del 1400 era un paesello marcondirondirondello), valloni nostalgici degli insulti dei francesi ("che saranno anche pesanti ma almeno sono in francese e li capiamo..."), coreani rievocare orgogliosi le 20 ore di studio giornaliero delle loro patrie scuole ("ci danno degli occhialini apposta per rilassarci che voi occidentali ve li sognate") e italiani rimpiangere tutte le cose meravigliose che hanno lasciato:

  • Le lasagne della mamma

  • I saltimbocca della nonna

  • Il calciomercato (che non aspetta nessuno), per gli uomini

  • L'estetista di fiducia (fedele custode dei segreti più spinosi), per le donne

  • Il sole, la pizza e il mandolino

... per andare in un posto dove:

  • Piove sempre, piove troppo, piove male, piove bagnato...

  • L'inglese ha un accento strano, decisamente diverso da quello che parlano a Eton...

  • Sono tutti ubriaconi, sfido io che son sempre allegri...

  • La gente che preleva al bancomat sta proprio esaurita (dopo 3 settimane non risulta ancora chiaro che le 50 persone al lato del bancomat non sono lì a dargli il benvenuto ma semplicemente in fila)

  • Non si trova mai un taxi libero all'uscita dei locali (che abbandonano indispettiti solo all'ultimo minuto insieme a migliaia di altre persone)

  • Mangiano male (... great famine?? chi fu costei???)

  • Per i ragazzi: le ragazze son tutte un po' baldracche (e appena imbattono in un hens party sfoderano sei metri di lingua bavosa e son disposti a farsi levare persino le mutande per poi capire, tardi ormai, che le inglesine si stanno divertendo tra loro E BASTA!)

  • Per le ragazze: i ragazzi sono troppo diretti e si lavano poco (vuoi mettere con "il maschio italiano" che ti tampina in discoteca per ore con l'ascella pezzata e l'occhio da bove per poi darti pure della cozza quando tu, estenuata, ti rassegni ad abbandonare il locale?)
    Mogli e buoi dei paesi tuoi, insomma. Considerato che in tre settimane fanno quello che in Italia li impegnerebbe per un anno accademico (studiare, socializzare, divertirsi) ci si aspetterebbe un po' pi� di clemenza verso una città che assorbe in un mese un milione di persone che, forse, cercano l'America ma atterrano in Irlanda perché è più vicina!

... S'intende: al ritorno tutt'insieme al pub irlandese per l'ennesima rimpatriata!

Testo redatto da Eyebright