Visitare Cork

Cork e dintorni: un’Altra Irlanda

Cork è la seconda città d’Irlanda per dimensione dopo Dublino e la terza se si considera l’intera Isola (nel qual caso va aggiunta Belfast) nonché il capoluogo della propria contea (la più grande del Paese sebbene non arrivi neppure a 500.000 abitanti in totale) e la città principale della regione del Munster.

Cork è l’inglesizzazione approssimata di Corcaigh (pronuncia: Corkí), che in irlandese significa “il luogo paludoso”. Chi si avventura alle porte est dell’estuario, sul lungo fiume nel Lough Mahon oppure sull’Isola di Fota, capirà immediatamente l’origine di quel nome. Le zone umide abbondano, ricche di fauna tipica di quelle regioni come aironi e vari tipi di uccelli da palude, dovute soprattutto alle maree atlantiche che spesso causano anche il fenomeno dell’acqua alta nel centro città.

Cork differisce in modo netto dalla capitale Dublino; i suoi abitanti da sempre si aggrappano al proprio campanilismo esagerato come atto vendicativo contro il “Dublinocentrismo” del paese. La città ha infatti una storia travagliata, in quanto fu messa a ferro e fuoco dai Black & Tans e le truppe ausiliarie inglesi nel 1920 (www.corkcity.ie/aboutcork/historyofcork/theburningofcork/) e rimase per lungo tempo il centro della guerriglia che contrassegnò la sanguinosa guerra civile irlandese (www.thewindthatshakesthebarley.co.uk).

Oggi invece è una cittadina middle class che non ha molti ricordi del suo passato sanguinoso e negli ultimi sei anni sta vivendo una specie di “Rinascimento”. Da città grigia e spenta è stata trasformata architettonicamente (trasformazione che tutt’ora continua incessante e che proseguirà fino alla ristrutturazione dei dock e il trasferimento del porto commerciale totalmente a Ringaskiddy) ed è attualmente una città vibrante e giovane (www.peoplesrepublicofcork.com), grazie anche alla sua università principale, UCC, il suo politecnico, CIT, ed i vari istituti d’arte che costellano la zona urbana. Specialmente la zona universitaria, che si epande dalle rive del Lee al Mardyke e Sundays Well (www.corkcorp.ie/maps/) rappresenta una delle passeggiate urbane più gradevoli in una giornata di sole.

Molte sono le interessanti iniziative culturali da segnalare, a partire dalla produzione teatrale ed artistica (www.granary.ie, www.triskelart.com, www.glucksman.org/), al cinema (www.corkfilmfest.org, www.corkfilmcentre.com, www.kinocinema.net) fino alla semplice presenza numerosa di pub e locali in cui si può ascoltare musica live di vari tipi, nonché il famoso Jazz Festival che si tiene ogni anno ad ottobre (www.corkjazzfestival.com)

Per altre info consigliamo una visita al sito eastcorktourism.com

Vista la scarsità di voli diretti dall’Italia (a parte un volo Aerlingus da e per Roma bisettimanale), al turista che vuole visitare “real capital” saltando Dublino e senza attraversare mezza Irlanda consigliamo di prendere una delle numerose coincidenze quotidiane dagli aeroporti di Londra.

Se invece si arriva da Dublino, si può scegliere tra un carissimo, ma confortevole treno, oppure il tragitto su strada, con autobus o auto a noleggio. In entrambi i casi la N8 vi porterà direttamente in centro, nel bel mezzo dell’estuario del Lee.

L’estuario di Cork è il secondo porto naturale del mondo dopo Sydney, si estende da Passage West a Cobh, quest’ultima cittadina famosa per essere stata l’ultima tappa del Titanic prima dell’affondamento (www.cobhharbourchamber.ie).

Per riassumere: Cork è una città per molti, ma non per tutti. Non particolarmente accomodante verso gli “outsiders” per tradizione, verso coloro che non ne condividono lo slang, l’accento cantilenante e la cultura, i Corkonians si rivelano alla fine una popolazione accogliente a patto che l’outsider sia disposto a fare compromessi con la sua cultura d’origine, accettando di fatto un processo di “assimilazione” con la popolazione locale.

Chi non accetta questo processo rimane intrappolato in bolle etniche che rischiano di rimanere separate dall’ambiente circostante fino al ritorno nel paese di provenienza. Da qui si è sviluppata la concezione del nativo di Cork come “clannish” o “isolazionista”. In realtà, grazie anche al popoloso ambiente universitario, Cork è multiculturale e multilingue come non lo è mai stata prima.

Un’ultima nota: Cork City si vanta di essere la capitale gay d’Irlanda (www.gaycork.com), un titolo che si arroga da anni con orgoglio, alla faccia dei benpensanti che fanno finta di nulla.

Visitare i dintorni e la contea di Cork:

Un luogo da visitare è Clonakilty, in West Cork, la città natale di Michael Collins, eroe controverso dell’indipendenza del paese e merita una sosta anche per le spettacolari spiagge di Inchydoney (inchydoney.net) e Red Strand.

Subito alle porte ovest della città, è situata la cittadina di Kinsale (www.kinsale.ie), soprannominata la “capitale gourmet d’Irlanda” per via del suo annuale Kinsale Food Festival che attira chef da tutt’Europa nei numerosi ristorantini della cittadina atlantica. Proseguendo verso ovest, si entra nello splendido West Cork, (www.westcork.ie, www.westcorkweb.ie), in assoluto una delle zone più belle dell’Irlanda.

La strada costiera è più lunga della N71 che passa per Bandon, ma la guida nelle strette e tortuose stradine a ridosso di costiere e spiagge oceaniche costringe alla lentezza necessaria all’assorbimento del paesaggio. Si può spendere una giornata intera, se si vuole, per coprire il tragitto da Cork City a Mizen Head, ogni sosta ed ogni angolo di costa rappresenta una sorpresa per fortuna non ancora contaminata dalla speculazione edilizia della Tigre Celtica.

Dopo la già menzionata Clonakilty, sempre tenendo la direzione verso ovest, lo scenario diventa sempre più selvaggio ed aderente allo stereotipo che molti si aspettano da questa zona dell’Irlanda. Dalla nascosta Galley Head alla baia di Roscarberry, fino ad arrivare alla mite Glandore appoggiata sulla sua baia tranquilla, è un susseguirsi di cliff, grotte marine, fiordi, baie e dolmen – il sito megalitico di Drombeg è pressoché nascosto e raggiungibile solo da una stradina di campagna.

Passata Union Hall e Castletownsend si arriva a Baltimore (www.baltimore.ie), di gran lunga uno dei miei punti preferiti sull’Atlantico. Una cittadina di pescatori che si basa su un certo tipo di turismo, non di massa e non a buon mercato, offre anche un sistema di ferry per le isole di Sherkin e Cape Clear, incontaminate e popolate quasi interamente da uccelli e mammiferi marini. Baltimore e la zona di Roaringwater Bay meritano una sosta decisamente prolungata, così come la successiva Schull, Barley Cove e la tempestosa Mizen Head, il punto più a sud-ovest d’Irlanda (www.mizenhead.net). Con il suo ponte sospeso sulle scogliere ventose, Mizen Head offre uno scorcio su quella che era la vita dei guardiani del faro, il Fastnet, che giace tutt’ora su un’isola rocciosa visibile all’orizzonte guardando verso sud.

Si può dunque proseguire per Bantry, una delle cittadine più popolate e turistiche di West-Cork e scegliere se tornare a Cork City per la strada che passa dall’entroterra oppure rimanere sulla costa e procedere verso la splendida Co. Kerry.

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(Questo testo è stato scritto da Martina aka Corcaigh, a cui vanno tutti i nostri ringraziamenti)
AltraIrlanda.it Aprile 2008

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